Siamo uomini o caporali

[Totò] [Totò ]

[Totò] [Totò ]

[Totò] [Totò e Paolo Stoppa ]

[Totò] [Totò e Fiorella Mari]

[Totò,Franca Faldini e Paolo Stoppa] [Totò e Fiorella Mari ]

Videoclip titoli di testa

Ascolta "Core analfabeta" in real audio"

Regia : Camillo Mastrocinque
Soggetto : Antonio de Curtis
Sceneggiatura : de Curtis,Mastrocinque,Metz,Mangimi,Nelli
Fotografia : Aldo Tonti,Riccardo Pallottini
Scenografia : Piero Filippone
Musica : Alessandro Cicognini
Montaggio : Gisa Radicchi Levi
Aiuto regia : Giusto Vittorini
Direttore produzione : Alfredo De Laurentiis
Produzione : Lux Film,Roma
Durata: 94 minuti

Interpreti e personaggi:
Totò ( Totò Esposito)
Paolo Stoppa( il "caporale" nei vari personaggi )
Fiorella Mari( Sonia )
Nerio Bernardi( lo psicanalista )
Vincent Barbi( il segretario di mr. Black )
Mara Werlen( Mimì )
Agnese Dubbini( sua madre )
Mario Passante( il sergente tedesco )
Henry Vidon( il medico tedesco )
Gino Buzzanca( il regista )
Filippo De Pasquale( l'operatore )
Loris Gizzi( il tenore )
Giacomo Furia( Nerone )
Franca Faldini( Gabriella, una giornalista )
Rosita Pisano( Filomena Ossobuco )
Vinicio Sofia( Cesarino Ossobuco )
Gildo Bocci( un testimone )
Salvo Libassi( un giornalista)
Gianni Partana( un giornalista )
Sylva Koscina( l'aspirante attrice )

Altri interpreti :
Elide Costello, Gina Rovere, Denise Carpenter

           

        

Soggetto

Totò si trova in manicomio e allo psichiatra espone la sua teoria sulla suddivisione dell'umanità in due categorie:gli "uomini" sfruttati e prevaricati e i "caporali"sfruttatori e prevaricatori,e gli narra episodi della sua vita perseguitata dai caporali.Il medico convinto del buon ragionare di Totò lo lascia libero,ma questi all'uscita del manicomio rischia di essere investito da un'auto guidata da un "caporale" e sulla quale sale Sonia la donna da lui amata un tempo.

Critica e curiosità

Nel film si ripercorrono 15 anni di storia italiana per dimostrare che i deboli saranno sempre sopraffatti dai cattivi ovvero dai caporali . Totò canta due canzoni , " Core analfabeta " di cui è autore e " E llevate 'a cammesella " una vecchia composizione del teatro di varietà .
Scriveva Aldo Scagnetti . " In Siamo uomini o caporali' Totò ha un poco ritrovato se stesso , dopo essersi perduto dietro a tutta una serie di farse scucite e sciatte , prestandosi ad esibirsi nei lazzi più risaputi . [..] Certo , il soggetto , che è dello stesso Totò , si poteva prestare a ben altro tipo di satira [..] " .
E il solito "vice" : " [..] Il pubblico si è rovato di fronte a una opericciola condotta con gusto e bonario compiacimento ironico-satirico senza gravi cedimenti , ma anzi congegnata su una serie di trovatine seppure non eccessivamente originali , tuttavia sufficientemente estrose e piacevoli [..] " .


Paolo Stoppa

Data nascita: 6 Giugno 1906 (Gemelli), Roma (Italia)
Data morte: 1 Maggio 1988 (81 anni), Roma (Italia)
Esordisce in teatro nel 1927 nella compagnia Capodaglio-Racca-Olivieri, come attore comprimario nella compagnia Capodaglio-Racca-Olivieri. Nel giro di pochi anni passa dal ruolo di generico a quello di attore brillante, recitando accanto a Dina Galli, Antonio Gandusio, Renzo Ricci, Lamberto Picasso. Dal 1938 al 1940 fa parte della compagnia del Teatro Eliseo di Roma, interpretando personaggi assai complessi del repertorio classico e moderno. Proprio in questa famosissima compagnia incontra l'attrice Rina Morelli, che diventerà la sua compagna nella vita e sulla scena; insieme formeranno, per trent'anni, una delle coppie più brave e affiatate del teatro italiano. Dopo la guerra la coppia c'è il grande incontro col regista Luchino Visconti: incontro grazie al quale si determinerà uno dei più importanti fenomeni teatrali del dopoguerra. Così, sotto la regia di Visconti, Scotti e la Morelli danno vita a un'importante impresa, che si rivela una delle poche e vere formazioni stabili del teatro italiano. Infatti, con rare interruzioni dal 1945 al 1961 la compagnia Stoppa-Morelli, diretta da Visconti, colleziona una lunga serie di successi, come Zoo di vetro (1946) di Tennessee Williams, La locandiera (1952) e L'impresario delle Smirne (1957) di Carlo Goldoni, Uno sguardo dal ponte (1958) di Arthur Miller, L'Arialda (1960) di Tesori, ma soprattutto Morte di un commesso viaggiatore (1951) di Arthur Miller, tanto che il protagonista di quest'ultimo dramma, Willy Loman, diventerà uno dei suoi personaggi preferiti e suo "cavallo di battaglia". Affermatosi come uno dei più completi attori italiani, Paolo Stoppa si impone come grande attore versatile, capace di passare con disinvoltura dai ruoli impegnati a quelli leggeri, con un carattere personalissimo delle interpretazioni, frutto del suo tipico incedere recitativo, energico e sincopato. L'attore è, fin dalla fondazione, e sempre con Rina Morelli, entrato nella compagnia del Teatro Stabile di Roma (1965). In campo cinematografico fornisce buone interpretazioni in Miracolo a Milano (1951), Rocco e i suoi fratelli (1960), Viva l'Italia (1961), Il Gattopardo (1962) e La matriarca (1968). Insieme a Rina Morelli esordisce in televisione nel ruolo di Carlo Day nello sceneggiato Vita col padre e con la madre (1960), divenendo presto uno dei protagonisti indiscussi della prosa televisiva, portando sullo schermo alcune applaudite prove teatrali, come Caro bugiardo (1963), La tigre e il cavallo (1969), Esercizio a cinque dita (1970), La bugiarda (1970). Protagonista degli sceneggiati Demetrio Pianelli (1963), Questa sera parla Mack Twain (1965), Antonio Meucci, cittadino toscano, contro il monopolio Bell (1970), partecipa alla trasposizione televisiva de I Buddenbrook (1971). Nel 1972 prestò il suo sguardo ironico e obliquo al commissario Barlach negli sceneggiati tratti dai romanzi di Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia e Il sospetto, mentre l'anno successivo fu protagonista della serie ESP. Grande popolarità gli diede nel 1974 il personaggio del commissario De Vincenzi, protagonista dell'omonima serie poliziesca; nello stesso anno fu il geniale truffatore protagonista dello sceneggiato Accadde a Lisbona. Negli anni '60 l'attore è allo zenit della sua arte teatrale: valga per tutte l'impagabile interpretazione di Gaev in Il giardino dei ciliegi di Cechov (1965), diretto da Visconti. Nel 1976, la morte della Morelli e di Visconti risulteranno per lui traumatiche; solo due anni dopo tornerà alle scene, al festival di Spoleto, in Gin game di Coburn, accanto a Franca Valeri. Per la regia di Patroni Griffi interpreterà anche L'avaro di Molière; mediocre sarà invece il risultato quando si farà dirigere dal giovane Memé Perlini in Il mercante di Venezia (1980). Con un soprassalto d'orgoglio, nel 1984, ormai alla fine di una carriera esemplare, farà in tempo a essere un inedito Ciampa ne Il berretto a sonagli, diretto da Luigi Squarzina. Nel 1983 riprenderà il personaggio di Arpagone nella trasposizione televisiva de L'avaro di Molière, nella quale darà una delle sue più convincenti prove recitative.


Fiorella Mari

Nome: Fiorella Colpi
Data nascita: 21 Giugno 1928 (Gemelli), San Paolo (Brasile)
Fece il suo ingresso nel mondo del cinema nel 1954, con una parte nel film I misteri della giungla nera(regia di G. P. Callegari e R. Murphy), tratto dall'omonimo romanzo di Emilio Salgari, imponendosi ben presto per la sua notevole bellezza. Contemporaneamente svolse anche un'attività televisiva abbastanza intensa, con lo pseudonimo di Fiorella Maxwell. Tra i suoi film di maggior impegno dobbiamo ricordare Padri e figli(1957, Mario Monicelli), in cui recitò al fianco di Marcello Mastroianni, dimostrando discrete doti d'attrice.


Nerio Bernardi

Data nascita: 23 Luglio 1899 (Leone), Bologna (Italia)
Data morte: 12 Gennaio 1971 (71 anni), Roma (Italia)
Raffinato e carismatico attore dal portamento signorile e dalla voce profonda e incisiva, dopo aver studiato prima matematica e medicina, poi contrappunto e composizione, si è dedicato al teatro e al cinema. Ha recitato in compagnie di prestigio, debuttando con il Teatro degli Italiani di Roma, diretto da Lucio D'Ambra, nel 1922-23 in qualità di attor giovane. Poi nel ruolo di primattore ha recitato nella compagnia della grandissima Maria Melato (1928-31), a cui sono seguite le interpretazioni con le compagnie di Tatiana Pavlova, la Carini-Capodaglio-Betrone, la Solbelli-Calò-Bernardi (1938-39) e la Maltagliati-Ninchi (1948-49). Inoltre ha affiancato due importantissimi nomi della scena italiana: Ermete Zacconi e Dina Galli. Ha lavorato con grandi registi quali Max Reinhardt (si ricordano il Sogno d'una notte di mezza estate nel 1933 e Il mercante di Venezia nel 1935 di Shakespeare), Copeau, Simoni, Pavolini e Visconti. Dal 1919 ha interpretato molti ruoli cinematografici sia in Italia che all'estero. Durante la 2^ Guerra Mondiale si recò in Spagna per girare alcune pellicole. Durante il soggiorno spagnolo, insieme ad altri attori che vi si erano recati per colpa del conflitto (Emilio Cigoli, Paola Barbara, Franco Coop, Romano Calò, Anita Farra), contribuì a doppiare alcuni film. Dal 1952 ha insegnato trucco e comportamento all'Accademia d'arte drammatica”Silvio D'Amico”di Roma.


Vincent Barbi

La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Guerra e pace [1] (1955) di King Vidor dove ha interpretato la parte di Balaga, il cocchiere di Dolochov. Nel 1955 ha inoltre lavorato con Camillo Mastrocinque per la realizzazione del film Siamo uomini o caporali? dove ha interpretato la parte del segretario.


Agnese Dubbini

La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film L'onorevole Angelina (1947) di Luigi Zampa dove ha interpretato la parte di Cesira. Nel 1943 ha inoltre lavorato con Vittorio De Sica per la realizzazione del film I bambini ci guardano dove ha interpretato la parte di La cuoca della pensione.


Mario Passante

Data nascita: 14 Ottobre 1912 (Bilancia), Napoli (Italia)
Attore molto presente nel cinema degli anni Cinquanta e in parte degli anni Sessanta, in ruoli secondari. Giunse sul grande schermo dopo una discreta attività in spettacoli di rivista e di teatro dialettale, con una parte in Processo alla città (1952, Luigi Zampa); nel film, che ebbe come protagonista Amedeo Nazzari, Passante diede vita all'ambiguo personaggio del gioielliere De Nicola, in apparenza cittadino integerrimo, in realtà abituale ricettatore e riciclatore di oggetti rubati. Passante comparve anche ne La lupa (1953, Alberto Lattuada), in cui tratteggiò con grande efficacia il viscido personaggio di Don Pietro Imbornone, proprietario di una manifattura di tabacchi e pronto ad approfittare del suo potere per pretendere laidamente i favori di ogni donna giovane e piacente su cui si posino i suoi occhi. Tuttavia, il capolavoro interpretativo di Passante può essere considerato un personaggio di Le notti di Cabiria, girato nel 1957 da Federico Fellini, in cui incarnò, con straordinaria vivezza ed evidenza fisica, uno storpio, ex tenutario di bordelli, in pellegrinaggio al santuario della Madonna del Divino Amore, certo di ottenere la grazia di guarire dalla sua deformità. Passante interpretò numerosi film, sempre in parti di secondo piano, talora ridotte quasi a semplici figurazioni, sufficienti tuttavia perché egli si affermasse come uno dei migliori attori del suo genere per la professionalità e il senso della misura.


Henry Vidon

Nome: Henry Weedon
Data nascita: 9 Agosto 1887 (Leone), Staffordshire (Gran Bretagna)
Data morte: 17 Giugno 1970 (82 anni), Solihull (Gran Bretagna)
In Gran Bretagna ha svolto una intensa attività in teatro di prosa, alla radio, alla televisione e come doppiatore. Negli anni 1948-55 ha lavorato nel cinema in Italia, interpretando numerosi film in ruoli secondari. Una segnalazione particolare merita la sua interpretazione del personaggio di papa Pio X nel film biografico Gli uomini non guardano il cielo (1955, U. Scarpelli).


Gino Buzzanca

Data nascita: 8 Marzo 1912 (Pesci), Messina (Italia)
Data morte: 5 Maggio 1985 (73 anni), Roma (Italia)
Esordì come attore cinematografico nel 1953 in Anni facili, diretto da Luigi Zampa, un film in cui interpretava la parte, vivace e colorita, di un fascista. L'esperienza acquisita nel teatro dialettale siciliano, se da un lato gli fu utile per creare simpatiche macchiette, bonarie e accattivanti, per altri aspetti costituì per lui un limite, relegandolo a ruoli spesso ripetitivi in numerosi film, quasi sempre di modesto livello.


Loris Gizzi

Data nascita: 16 Agosto 1899 (Leone), Roma (Italia)
Data morte: 6 Ottobre 1986 (87 anni), Roma (Italia)
Figlio di Venceslao e Matilde Palcani, dopo gli studi universitari frequenta una scuola di ballo e di canto, apprezzatissimo per una limpida voce da baritono ma, a corto di danaro, si accontenta di fare l’impiegato delle ferrovie dello stato raggiungendo il grado di sotto-capostazione. Ed è proprio in quel periodo che scopre la sua vocazione da attore, frequentando alcune filodrammatiche dove trova modo di distinguersi con una recitazione brillante e impegnata. Nel 1935, in occasione di uno spettacolo all’aperto sul colle Palatino di Roma in onore di ospiti reali, viene scelto per interpretare la parte di Remo in un testo intitolato Rumon; quindi entra come attor giovane nella compagnia di Giuseppe Sterni recitando in seguito a fianco di attori come Annibale Betrone, Uberto Palmarini, Luigi Carini, Emma Gramatica, Ruggero Ruggeri e nella Besozzi-Ferrati. Recita anche con Peppino De Filippo e riesce ad ottenere il nome in ditta quando ha l’occasione di lavorare con Paola Barbara e Corrado Annicelli; quindi, nei primi anni Cinquanta fa parte della Compagnia del Teatro dei Satiri di Roma con Cesarina Gheraldi partecipando a più riprese a spettacoli dell’Istituto del Dramma Sacro. Nel 1838 prende parte inoltre ad uno spettacolo d’eccezione come Francesca da Rimini di D’Annunzio, messo in scena a Roma da Renato Simoni con Andreina Pagnani protagonista. In possesso di una voce inconfondibile fa parte anche di ottime compagnie di doppiaggio prestando le sue tonalità vocali ad attori famosi fra i quali Lionel Barrymore ed Herbert Marshall. Nel cinema è utilizzato sempre e costantemente in ruoli di carattere, da lui resi con simpatica adesione e perfetta professionalità. Debutta sullo schermo nel 1933 facendosi notare subito per la sua fresca simpatia nel cameriniano T’amerò sempre, ruolo che rifarà, cosa assai rara, nel remake del 1943 ad opera dello stesso regista. E rifà più volte sullo schermo il personaggio di Rossini, cui è aderentissimo non solo per la stazza fisica, ma anche per la bonomia e simpatia. Era vedovo di Pierina Giuliani.


Giacomo Furia

Data nascita: 1 Gennaio 1925 (Capricorno), Arienzo (Italia)
Uno dei più grandi caratteristi cinematografici e teatrali degli Anni Quaranta e Cinquanta. Debutta sul palcoscenico accanto a Eduardo De Filippo con il quale stringerà una profonda amicizia e un reciproco rispetto della professione. Infatti, è proprio con Eduardo De Filippo che esordisce al cinema nel dramma d'amore e gelosia Assunta Spina (1948) di Mario Mattoli con Anna Magnani e Titina De Filippo. Lo stesso anno, è scelto da Roberto Rossellini come uno dei protagonisti della commedia La macchina ammazzacattivi, mentre l'anno seguente è accanto a Gino Cervi in La sposa non può attendere (1949). Spalla comica o semplice attore di secondo piano accanto a Totò, Peppino De Filippo, Tina Pica, Aldo Fabrizi, Luigi Pavese, Ave Ninchi, Giovanna Ralli, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Raimondo Vianello e Alberto Sordi, è spesso diretto da Mattoli, Steno, Camillo Mastrocinque, Alberto Lattuada e Mario Monicelli in pellicole che hanno scritto la storia del genere comico italiano, soprattutto quelle accanto al principe De Curtis: Totò cerca casa (1949); Totò Tarzan (1950); Totò sceicco (1950); Un turco napoletano (1953); Il medico dei pazzi (1954); Totò all'Inferno (1955); Siamo uomini o caporali? (1955); Destinazione Piovarolo (1955); il perfetto La banda degli onesti (1956); Totò, Peppino e le fanatiche (1958); Totò nella luna (1958); Totò, Eva e il pennello proibito (1959); I ladri (1959); Il monaco di Monza (1963) e Totò contro il pirata Nero (1964). È nel 1954 che spicca nel ruolo del panciuto e ingenuo marito della bella pizzaiola Sophia Loren nell'episodio Pizze a credito de L'oro di Napoli (1954) di Vittorio De Sica. Sarà il primo di molti incontri sul set con la Loren: La domenica della buona gente (1953); Due notti con Cleopatra (1954); Peccato che sia una canaglia (1954) e il fiabesco C'era una volta (1967) di Francesco Rosi. Altri titoli della sua filmografia, necessariamente da citare sono: Biancaneve e i sette ladri (1949); L'arte di arrangiarsi (1954); L'allegro squadrone (1954); La vergine moderna (La trappola d'oro) (1954); Ballata tragica (1955); I due compari (1955); La ballerina e il buon Dio (1958); Non sono più guaglione – Oh, mia bella Carolina (1958); Ferdinando I, re di Napoli (1959); La cambiale (1959); La prima notte – Le nozze veneziane (1959); Prepotenti più di prima (1959); Guardatele ma non toccatele (1959); Il nemico di mia moglie (1959); I dolci inganni (1960); Pugni pupe e marinai (1961); Il comune senso del pudore (1976, anche con Philippe Noiret) e La mazzetta (1978). Per ben due volte è stato diretto da Federico Fellini, la prima volta assieme a Lattuada in Luci del varietà (1951) con Giulietta Masina nel ruolo del giornalista Duke, la seconda volta in I clowns (1971), mentre assai di più è stato confermato come attore in un set diretto da Mario Soldati, come Il sogno di Zorro (1952). Furia ha lavorato anche con Amedeo Nazzari in L'ultimo amante (1955), è stato diretto da Franco Rossi in Amore a prima vista (1957), poi ha anche affiancato Ernest Borgnine in Il re di Poggioreale (1961), Fernandel in Giudizio universale (1961); Franco Franchi e Ciccio Ingrassia in Il giorno più corto (1962), diventando negli Anni Sessanta e Settanta, uno degli attori prediletti da Bruno Corbucci e Antonio Margheriti per i primi film b-movies italiani, di qualunque genere essi siano stati. Recita con Claudio Gora in Io non spezzo… rompo (1971) e in Provaci anche tu, Lionel (1973), poi è accanto a Yul Brynner in Con la rabbia agli occhi (1976). Televisivamente, prenderà parte alla fiction Luisa Sanfelice (1963) e la miniserie di Leonardo Cortese incentrate sul Tenente Sheridan, magistralmente interpretato da Ubaldo Lay. Seguono: Il cappello del prete (1970) di Sandro Bolchi con Antonio Casagrande e Angela Luce; Qui squadra mobile (1973); Storie della Camorra (1978) di Paolo Gazzara con Antonio Casagrande, Isa Danieli, Luigi De Filippo, Ida Di Benedetto, Ivo Garrani, Marzio Honorato, Massimo Ranieri e Giacomo Rizzo; Melodramma (1984); Non basta una vita (1988) di Mario Caiano con Carole André; L'edera (1992) di Fabrizio Costa con Agnese Nano, Maria Rosaria Omaggio, Clarissa Burt ed Erika Blanc; Passioni (1993) di Fabrizio Costa con Giorgio Albertazzi, Giulia Boschi, Mariangela D'Abbraccio, Lorenzo Flaherty, Rosa Fumetto, Simona Marchini, Marino Masé, Paola Pitagora, Gigi Proietti e Virna Lisi; Vado e torno (1998) e Mai con i quadri (1999) di Caiano con Daniele Liotti, Elisabetta Gardini, Alessandra Acciai, Alessio Boni e Jean-Pierre Cassel. Anche se, bisogna dire che il suo volto è legato principalmente a uno spot del Carosello di una famosa azienda di latticini. Nel 1997, ha firmato anche la sua biografia “Le maggiorate, il principe e l'ultimo degli onesti” dove racconta assieme al giornalista Michele Avitabile la sua carriera.


Franca Faldini

Franca Faldini Data nascita: 10 Febbraio 1931 (Acquario), Roma (Italia) Intelligente, colta, fotogenica, impersonerà sempre una donna non banale, sofisticata ed elegante, mai a corto di gaiezza e vitalità. Ha lavorato con Steno, Mario Monicelli e Roberto Rossellini ma la sua immagine è immancabilmente associata a quella di Totò che, sedotto da una sua foto sulla rivista Oggi, se ne innamorò. Franca divenne così la compagna della sua vita. Tra i film: Attente ai marinai! (Sailor Beware, 1951) di Hal Walker; Totò e le donne (1952) di Steno e Mario Monicelli; Dov'è la libertà...? (1953) di Roberto Rossellini; L'uomo, la bestia e la virtù (1953) di Steno: Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli; Totò all'inferno (1955) di Camillo Mastrocinque.


Rosita Pisano

Data nascita: 7 Ottobre 1924 (Bilancia), Napoli (Italia)
Appartenente ad una numerosa famiglia di attori del teatro dialettale napoletano, fin da bambina respira la polvere del palcoscenico. Debutta giovanissima accanto ai parenti per ottenere poi una scrittura nella compagnia dei fratelli De Filippo, nell’immediato dopoguerra e continuare poi con il solo Eduardo dopo lo scioglimento della compagnia, per l’allontanamento di Peppino. In qualità di seconda attrice giovane, Rosita Pisano prende parte alla novità Questi fantasmi nel 1946, ripresa varie volte nelle stagioni successive. Sempre con Eduardo recita in Le bugie con le gambe lunghe (1948), cui segue nel medesimo periodo Le voci di dentro, oltre a varie altre commedie di Eduardo. Nel 1950 recita in La paura numero uno, poi si stacca dalla compagnia, scritturata da altre, come quella, altrettanto importante, di Nino Taranto, che nel 1957 le affida ruoli di simpatica comunicativa in L’ultimo scugnizzo e Bello di papà. Attrice spiritosa, garbata, deliziosamente insolente, disegna sia in teatro che nel cinema saporosi ritratti di amiche curiose, cameriere pettegole, vicine di casa invadenti, portinaie intriganti, popolane litigiose, donnette cialtrone e prepotenti, dosate con gusto e simpatia tipicamente napoletane. Nel cinema Rosita Pisano non ha un grande spazio, limitandosi a ruoli da caratterista arzilla e furba che non le permettono di mettere in luce le sue doti, che invece in teatro risaltano. I suoi personaggi ricordano le splendide figure di popolane create da Dolores Palumbo e Rosalia Maggio, con punte di salaci battute alla Tina Pica, ma hanno uno spessore talmente minimo da risultare quasi delle comparsate. Marginale è pure la sua attività televisiva, limitata all’originale Il valore commerciale (1967) di Giacomo Colli, che la dirige anche nell’episodio Il ventesimo ferragosto per la serie Le donne balorde nel 1970. Nello stesso anno appare anche nell’episodio L’assistito (1970), diretto da Italo Alfaro per la serie Piccole storie - Racconti napoletani; nel telefilm La sciantosa (1971), diretto da Alfredo Giannetti per la serie Tre donne, con Anna Magnani; e infine, sempre in ruoli marginali, in varie commedie del repertorio napoletano ridotte per il piccolo schermo.


Vinicio Sofia

Data nascita: 13 Novembre 1907 (Scorpione), Corleone (Italia)
Data morte: 20 Dicembre 1982 (75 anni), Roma (Italia)
Lavora intensamente, a partire dai primi anni Trenta, nel teatro di rivista e di prosa. Dal 1940 è presente anche alla radio e nel dopoguerra si dedica al doppiaggio. Caratterista di vaglia, riconoscibilissimo per il suo fisico particolare (non è molto alto, ha corporatura massiccia e un viso largo e simpatico), dà vita – a partire dal 1933 – a numerose, amene “macchiette” anche sul grande schermo: almeno settanta film, fino al 1972, ma concentrati soprattutto nei due decenni che precedono e seguono la seconda guerra mondiale. In televisione, nel decennio 1958-1968, lavora in molti sceneggiati, fra cui Tom Jones di E. Macchi, Il coraggio di P. Nelli, La cordicella di R. Meloni, Delitto a Corfù di G. Colli, Le anime morte di E. Fenoglio e La vecchia signora di Bayeux (serie Maigret) di M. Landi.


Gildo Bocci

Data nascita: 1 Settembre 1886 (Vergine), Roma (Italia)
Data morte: 22 Luglio 1964 (77 anni), Roma (Italia)
È uno degli attori secondari più utilizzati dal cinema sin dal tempo del muto, anche se nel periodo del sonoro la sua filmografia si arricchisce di titoli importanti e gli offre le migliori opportunità per poter mettere a fuoco le sue capacità espressive. Mai attore di primo piano, è un caratterista simpatico dall’aspetto rubicondo e bonario, semplice e misurato, capace di ritagliare anche in film modesti personaggini di gustoso rilievo. È attivo per circa trentacinque anni sia nel cinema, sia in teatro, particolarmente quello dialettale romanesco. Nel periodo muto partecipa a circa sette film, ma nel sonoro è attivissimo e fra le sue prestazioni degne di nota ci sono il regista ne La signora di tutti (1934), il tassinaro bonaccione di Dora Nelson (1939), il taverniere pacioccone di Marco Visconti (1941), l’efficace Galileo ne La donna perduta (1941), il simpatico Pacchialone in Casanova farebbe così (142), l’imbranato impresario teatrale di Zazà (1942), il vagabondo di Fuga a due voci (1943) e, soprattutto, il poveraccio oppresso da una moglie autoritaria e avida in Via delle cinque lune (1942), dove fornisce un’interpretazione magistrale, valorizzato al massimo da Luigi Chiarini che mette bene a fuoco la sua potenzialità interpretativa. Nel dopoguerra appare ancora nei suoi soliti personaggi di tassinaro o portinaio bonario, ma meno tratteggiati rispetto a quelli dell’anteguerra, facendo forse eccezione per il tonto macellaio infinocchiato da Totò in 47 morto che parla (1950) e il giocondo maresciallo di Giorni d’amore (1954).


Sylva Koscina

Data nascita: 22 Agosto 1933 (Leone), Zagabria (Croazia)
Data morte: 26 Dicembre 1994 (61 anni), Roma (Italia)
Difficile non riconoscerla. Difficile non rimanere incantati dalla sua bellezza fotogenica. Faticoso non perdere la testa per quegli occhi da gatta o per quella voce spirata stile Greta Garbo con la quale recitava, e quasi impossibile non sorriderle, mentre ammiccava, senza mai cadere nella volgarità, al sesso. Attrice di origini jugoslave che giocava con la sua megalomania "da personaggio", in una maniera così ironica da essere considerata una donna fin troppo schietta e divertente, che ha saputo confermarsi oltretutto come interprete importante della commedia all'italiana anni 50-60 e non solo. Avvenenza nordica, attraente e prosperosa (faceva sfoggio della sua scollatura che era il suo vanto), di padre greco e madre polacca, prima di diventare attrice era una comune studentessa di fisica all'Università di Napoli, carriera che poi abbandonò quando, nel 1954, vinse il titolo di Miss di Tappa al Giro d'Italia. Da quel momento, si spalancarono immediatamente le porte del cinema. Il suo esordio è al fianco del re della risata Totò in Siamo uomini o caporali (1955) di Camillo Mastrocinque, nel ruolo di una ragazza in cerca di fama. Ma la sua notorietà è legata a film drammatici come Guendalina (1955) di Alberto Lattuada e, soprattutto, Il ferroviere (1956) di Pietro Germi. Dotata di grande spontaneità nella recitazione di fronte alla macchina da presa, colleziona una serie di brillanti autori (anche stranieri) che la dirigono offrendole l'opportunità di confrontarsi in vari generi: polizieschi, comici, horror e via discorrendo. Si parla ancora di Mastrocinque che ne fa una perfetta spalla femminile al fianco di Totò, ma anche di Carmine Gallone, di Zampa (Ladro lui, ladra lei), di Mauro Bolognini (Giovani mariti, Assoluto Naturale), di Comencini, Steno, Damiani, Salce, Camerini, Fulci, Blasetti, Mattoli, Loy e infine Mario Bava. Non mancano anche i geni del cinema nella sua lunghissima filmografia. Dino Risi la vuole nel ruolo della postina che fa breccia nel cuore di Renato Salvatori in La nonna Sabella (1957), accanto a Tina Pica e Peppino De Filippo (e sarà presente anche nel seguito del film La nipote Sabella, l'anno dopo), ma anche ne Il vedovo e in Poveri Milionari (entrambi del 1959). Mentre Ettore Scola la introduce nel cast di Se permettete parliamo di donne (1964), in mezzo a nomi come Gassman, Chiari e Lualdi. E come non menzionare il maestro Federico Fellini che la tinge di lillà in Giulietta degli spiriti (1965)? Fra gli stranieri invece, sono assolutamente da ricordare le sue pellicole con Sautet e Molinaro che la spingeranno poi a confrontarsi con Hollywood con un successo medio. Protagonista anche del gossip mondano, sempre e rigorosamente vestita all'ultima moda, ha avuto flirt con Paul Newman, Kirk Douglas, Jean Paul Belmondo, Rossano Brazzi, Alberto Sordi e Nino Manfredi, ma ha sposato il produttore cinematografico Raimondo Castelli. Il loro matrimonio (celebrato in Messico) però fu annullato nel 1967 a causa della bigamia di quest'ultimo. Fotografata a seno nudo per Playoby, a teatro offre la sua verve in "Biondissimamente tua" e in televisione fa similmente con gli sceneggiati … e la vita continua di Dino Risi (1984) e le commedie Topaze (1970) di Giorgio Albertazzi. Adorava circondarsi di lusso, infatti fu la prima a possedere una villa vicino a Roma in puro stile americano con piscina, cavalli e coltivazioni varie e proprio per la sua passione spropositata per la bella vita, finì anche nei guai per evasione fiscale. Colpita da tumore al seno, si sottopose ad operazione, e con orgoglio e determinazione, riprese a lavorare. Le lunghe ciocche bionde sono ormai un lontano ricordo, i suoi capelli cominciano a tingersi d'argento, ma a lei non importa. Indossa i panni di una miliardaria in Ricky e Barabba di Christian De Sica e appare nel film C'è Kim Novak al telefono (1993), anche se i più giovani la ricorderanno sicuramente nello sceneggiato musicale L'Odissea, nel ruolo di una Minerva piena di sé e incredibilmente vanitosa che viene decantata da un Andrea Roncato-Ulisse sulle note di "Come porti i capelli bella bionda". La bella bionda, che aveva la particolarità di parlare di sé sempre in terza persona (usando come soggetto non "io", ma "la Koscina"), si è prestata perfino per degli spot pubblicitari per una nota casa di pellicce, dove ammiccava alle spettatrici, sussurrando: «Ve lo dice Sylva Koscina». Ma cosa ci ha detto Sylva Koscina? Cosa ci ha lasciato quando è morta a Roma? Ci ha lasciato la capacità di sorvolare con un sorriso gli anni che passano e il tempo che cambia senza piagnistei e pentimenti. Ci ha lasciato la dignità di una persona di fronte a un male incurabile e soprattutto una piccola scalfittura nel cinema italiano. Un graffio che ha la forma dei suoi occhi felini e dal quale proviene ancora la sua inequivocabile voce che ci sospira: «La Koscina è la Koscina».

*I testi delle biografie degli attori sono tratte da www.mymovies.it




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