Totò Diabolicus

Videoclip titoli di testa

Regia : Steno(Stefano Vanzina)
Soggetto : Vittorio Metz,Roberto Gianviti
Sceneggiatura : Metz,Gianviti,Fortunato,Corbucci,Grimaldi
Fotografia : Enzo Barboni
Scenografia : Giorgio Giovannini
Musica : Piero Piccioni
Montaggio : Giuliana Attenni
Aiuto regia : Mariano Laurenti
Assistente regia : Mario Castellanii
Direttore produzione :
Produzione : G.Buffardi per Titanus-Buffardi,Roma
Durata: 96 minuti

Interpreti e personaggi:
Totò ( il marchese Galeazzo di Torrealta
           il generale Scipione di Torrealta
           il professor Carlo di Torrealta
           la baronessa Laudomia di Torrealta
           il monsignor Antonino di Torrealta
           Pasquale Bonocore )

Raimondo Vianello( Michelino detto Lallo )
Nadine Senders( donna Fiore,moglie di Carlo)
Luigi Pavese( il commissario di polizia )
Mario Castellani( l'ispettore Scalarini )
Peppino De Martino( notaio Cocuzza )
Giulio Marchetti( capo agenzia investigativa )
Franco Giacobini( il dottor Santoro )
Pietro De Vico( il paziente da operare )
Mimmo Poli( il portalettere )
Paolo Ferrara( il direttore del carcere )
Beatrice Altariba( Diana )
Gianni Baghino( Gigi,lo sfregiato )
Antonio La Raina( l'attendente del generale )
Consavolo Dell'Arti( il maggiordomo dei Torrealta )
Stefano Vanzina( Angelo,il giardiniere )

        

        

  

  

Soggetto

In una fosca mattina d'inverno, nel suo palazzo gentilizio posto nel centro della vecchia Roma, il Marchese Galeazzo Del campo viene trovato assassinato nel proprio appartamento.
La lama del pugnale che gli ha oltrepassato il cuore trapassa anche un cartiglio sul quale è scritta la firma dell'assassino: "Diabolicus". Chi è che ha ucciso il marchese? I sospetti cadono naturalmente su chi ha maggior interesse alla morte del marchese: i suoi quattro fratelli che ereditano le sue sostanze. I quattro fratelli sono: la baronessa Laudomia di Bel Gioioso, l'ex generale della Repubblica Sociale Italiana Scipione Del campo, il famoso chirurgo Aureliano e Monsignor Antonino. Poichè Monsignor Antonino, sia per la veste talare che indossa, sia perchè ha un alibi di ferro, è al di fuori di ogni sospetto, tutto sembra indicare come colpevoli gli altri tre fratelli che fra l'altro assomigliano al defunto marchese e cioè la baronesse Laudomia, il generale Scipione e il professor Aureliano.
Ma alla fine del primo tempo essi vengono assassinati tutti e tre. E' chiaro quindi che nessuno dei tre poteva essere Diabolicus. Possibile che Diabolicus l'inafferrabile ed invisibile assassino sia il mite ed angelico Monsignor Del Campo che con la morte dei quattro fratelli è entrato in possesso di ben quattro vistose eredità?. No, perchè Monsignor Antonino rinuncia alla detta eredità in favore di un altro fratello, il figlio spuria del Marchese padre, un certo Pasquale anche lui sorprendentemente somigliante agli altri fratelli che però a causa della sua nascita irregolare non ha mai goduto degli agi e delle ricchezze dei Del Campo.
Allora "Diabolicus" potrebbe essere lui che ha ucciso per vendetta o per repressi rancori contro i fratelli più fortunati di lui? Nemmeno, perchè durante il periodo in cui sono stati assassinati i suoi quattro fratelli naturali, egli si trovava in prigione. Insomma questo maledetto "Diabolicus" chi è? Dopo una serie di avventure, di comiche trovate e di risvolti inaspettati, viene fuori che l'assassino è la prima vittima di Diabolicus, cioè il Marchese Galeazzo Del Campo. Questi, essendo rovinato a causa della sua dispendiosa vita e dei suoi debiti di giuoco, una bella sera aveva attirato suo fratello, monsignor Antonino Del Campo nel suo palazzo, lo aveva ucciso e dopo averlo vestito come lui aveva preso il suo posto. Quindi aveva ucciso i suoi tre fratelli,cioè la baronessa, il generale ed il chirurgo, ereditando oltre ai propri beni anche i loro. Ma, poichè come prelato non avrebbe potuto godersi l'eredità, aveva rinunciato ad essa in favore del fratello naturale Pasquale. Il suo piano veramente infernale consiste in questo: egli ucciderà Pasquale, lo vestirà da Monsignor Antonino e farà arrestare come Diabolicus il disgraziato marito della sorella baronessa. Ma tutti i nodi vengono al pettine ed un piccolo, trascurabile particolare manda a monte tutti i suoi piani, per cui il diabolico marchese Galeazzo viene scoperto ed arrestato. E così il povero Pasquale, dopo spaventi ed emozioni inauditi può godersi in pace i beni dei malvagi fratelli Del Campo.

Critica e curiosità

Si gira nel febbraio del 1962 , e ricorda " Sangue blu " del '49 in cui Alec Guiness interpreta ben otto personaggi , ma in fondo vuole essere una parodia sia del genere giallo - poliziesco sia dei fumetti a sfondo violento molto in voga in quegli anni tra i giovani . Totò interpreta sei ruoli diversi : nel ruolo del Monsignore è doppiato da Renato Turi, mentre nella parte di Laudomia è doppiato da Carlo Croccolo. Fenomenale lo sketch del chirurgo miope-Totò e il paziente...impaziente-Pietro De Vico .
Scriveva Morando Morandini : " Esiste ancora un pubblico per Totò ? Esiste . Basta tenere il conto del numero dei film che , salute permettendo , il più geniale dei nostri comici gira ogni anno . Con qualche eccezione sono film , i suoi per i quali si usa una frase : " E' stupido ma diverte " . Una frase in cui l'aggettivo si riferisce ai film , sconsolanti per balordaggione e banalità , e il verbo all'interprete che sa sempre trovare , magari in una sola scena , gli antichi lampi [..] " .
Da un articolo a firma "vice " su Il Messaggero : " E' un recital irresistibile di Totò [..] La comicità di Totò raggiunge un diapason altissimo quando veste i panni della sorella plurivedova , nella sequenza del chirurgo miope che , mentre sta operando , perde gli occhiali [..] " .


Raimondo Vianello

Data nascita: 7 Maggio 1922 (Toro), Roma (Italia)
Data morte: 15 aprile 2010, Milano (Italia)
Perfetto gentleman inglese nell'aspetto e nei modi, deve alle sue caratteristiche fisiche - alto, biondo, e di portamento dinoccolato - l'inizio casuale della sua carriera d'attore (venne scelto per interpretare il ruolo di un ufficiale nella rivista satirica Cantachiaro n. 2di Garinei e Giovannini). Nel teatro di rivista è stato accanto a Wanda Osiris ( Domani è sempre domenica, 1950), a Carlo Dapporto, Macario, Gino Bramieri e Ugo Tognazzi, con cui ha fatto coppia fissa dal 1951. La neonata televisione ne ha presto scoperto le qualità sceniche e comiche è si è assicurata da subito il suo talento: dall'estate del 1954 Vianello è stato il mattatore misurato, civile e causticamente ironico del varietà Un, due, tre, accanto ad Ugo Tognazzi. Il duo comico è stato indimenticabile protagonista di provocatori e succosi sketch, croce e delizia dei dirigenti della RAI, che finiranno per punire la loro irriverenza. Nel 1959 la trasgressiva parodia dello scivolone del presidente Gronchi (nell'ambito di una serata in onore del capo di Stato francese Charles De Gaulle) non superò la censura e il programma è stato sospeso di lì a poco. Nel 1959 incontrò Sandra Mondaini sul palcoscenico della rivista Sayonara, Butterfly. Tra i due nacque un sodalizio artistico e sentimentale, coronato con il matrimonio celebrato in numerose trasmissioni televisive, dove il pubblico ha potuto apprezzare il garbato ed elegante umorismo della coppia. Tra esse ricordiamo: Studio uno (1965-66), Sai che ti dico? (1972), Tante scuse (1974), Noi… no (1977), Stasera niente di nuovo (1981), Attenti a quei due (1982) e Sandra e Raimondo Show (1987). Nel 1972 Vianello venne operato per un tumore al rene, che riuscì a superare grazie alla sua grande forza di volontà, ma soprattutto grazie alla sua amata compagna che gli è stata affettuosamente vicino. Dopo essere stato raffinato conduttore del programma Il gioco dei nove (1988), Vianello è ricomparso con la moglie nell'esilarante sit-com Casa Vianello, eccellente prova dell'ironia con cui la coppia sa portare in scena i problemi quotidiani della vita coniugale. Dal 1991 Vianello è conduttore intelligente e signorile di Pressing, settimanale sportivo di Italia 1; nel 1996-97 è stato protagonista, di nuovo con la consorte, di una sit-com di Canale 5, Cascina Vianello. A settantasei anni, esordisce come presentatore del “Festival di Sanremo” nel 1998, dimostrando come sempre la sua grande ironia e la sua immancabile signorilità. Nella sua lunga e fortunata carriera l'attore è comparso inoltre in più di cinquanta film di genere comico, due dei quali al fianco del “Principe della risata” Totò: Totò sceicco (1950) e Totò Diabolicus (1962).


Nadine Sanders

La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film 8 ½ (1963) di Federico Fellini dove ha interpretato la parte di Se stessa. Nel 1962 ha inoltre lavorato con Steno per la realizzazione del film Totò Diabolicus dove ha interpretato la parte di Donna Fiore, la moglie di Carlo.


Luigi Pavese

Data nascita: 25 Ottobre 1897 (Scorpione), Asti (Italia)
Data morte: 13 Dicembre 1969 (72 anni), Roma (Italia)
Caratterista sanguigno dall'inconfondibile timbro vocale, ha alternato esperienze teatrali a quelle soprattutto cinematografiche. Debutta in teatro nel 1921, con la compagnia Pederzini, per passare poi dal 1922 al 1924 ad altre compagnie minori, fino ad arrivare nel 1925 al Teatro Odescalchi di Roma, allora diretto dallo scrittore Luigi Pirandello. Nel 1926 è con la Sabbatici-Fontana e l'anno dopo con la Almirante-Manzini; dal 1928 al 1936 lavora con ben sei gruppi teatrali, tra i quali la compagnia De Sica-Tofano-Rissone e la compagnia Merlini-Cialente. Nella stagione 1937-1938 è primattore con la compagnia Borboni-Cimara con cui compie una lunga tournée. Tra le sue partecipazione ricordiamo: I padri etruschi (1942) di Pinelli, Casa di bambola (1942) di Ibsen e Sacro esperimento (1948) di Hochwalder. Nel teatro di rivista ha partecipato a Sai che ti dico?? (1944), Cantachiaro n. 1 (1944), Imputati alziamoci! (1945), e Tobia, la candida spia (1954). In cinema è interprete di numerosissime pellicole, quasi tutte del genere comico, e spesso accanto a grandi comici quali Totò e Aldo Fabrizi, interpretando quasi sempre personaggi burberi e irascibili. Fra i film che interpretò ricordiamo, Melodie eterne (1940), L'allegro fantasma (1941), Le miserie del signor Travet (1946), Fifa e arena (1948), Totòtarzan (1950), La famiglia Passaguai (1951), La famiglia Passaguai fa fortuna (1951), Totò a colori (1952), Papà diventa mamma (1952), Questa è la vita (1954), La banda degli onesti (1956), Totò a Parigi (1958), Signori si nasce (1960), Totòtruffa '62 (1961), Gerarchi si muore (1962), Veneri al sole (1965). Svolge anche un'intensa attività di doppiatore: fu Fredric March in The Desperate Hours (Ore disperate, 1955), Gary Cooper in Saratoga (Saratoga, 1937) e Cloak and Dagger (Maschere e pugnali, 1947), Burl Ives in Cat on a Hot Tin Roof (La gatta sul tetto che scotta, 1958). Negli ultimi anni prende parte anche ad alcuni sceneggiati televisivi, come David Copperfield (1965) e Il conte di Montecristo (1966). Luigi Pavese ha dimostrato in oltre quarant'anni di carriera di essere un attore dotato di un grande talento e di una straordinaria versatilità. Nei numerosi film a cui prese parte gli erano spesso riservate brevi apparizioni, ma le sequenze che ha interpretato, sono illuminate dall'immenso valore della sua arte.


Mario Castellani

Data nascita: 1906, Roma (Italia)
Data morte: 26 Aprile 1978, Roma (Italia)
Dopo avere esordito nel teatro di rivista, si affermò ben presto come abile caratterista, soprattutto al fianco di Totò. Dal 1948 in poi interpretò nel cinema una nutrita serie di film comici e leggeri, spesso con lo stesso Totò e altri attori comici. Abilissimo nel delineare macchiette di personaggi popolareschi e di genuina espressività, seppe conferire alla sua comicità una finezza ed un gusto sempre controllati e fini, senza mai scadere nella banalità.


Peppino De Martino

Data nascita: 8 Dicembre 1908 (Sagittario), Napoli (Italia)
Data morte: 19 Giugno 1970 (61 anni), Napoli (Italia)
Attore squisitamente partenopeo, ha al suo attivo una carriera cinematografica da caratterista alquanto corposa, piena di titoli importanti. Diretto da registi famosi lavora al fianco di attori di prim’ordine, accanto ai quali non sfigura affatto, pur nell’esiguità dei ruoli affidatigli che non gli hanno permesso di accedere a una notorietà più che meritevole. L’inizio della sua carriera è in teatro: fa parte della compagnia dei fratelli De Filippo a partire dalla stagione 1931-32 fino alla 1934-35, recitando al Teatro Kursaal di Napoli in Gennareniello, L’ultimo bottone e Uomo e galantuomo dello stesso Eduardo e in altre opere di differenti autori, per allontanarsene successivamente richiesto dal teatro di rivista. Fa ritorno, dopo la separazione dei fratelli De Filippo, nella compagnia di Eduardo, nell’immediato dopoguerra, ma provvisoriamente, scritturato per Questi fantasmi! (1946). Dopo la parentesi nella rivista, il richiamo della prosa e della compagnia di Eduardo è più forte e nel 1954-55 accetta una nuova scrittura per recitare nella novità Mia famiglia, e in riprese quali Ditegli sempre di sì e Non ti pago, tutte di Eduardo, accanto al quale è anche nella stagione successiva per la prima di Bene mio e core mio. Spesso al fianco dei grandi comici del tempo quali Totò, non da spalla come le sue possibilità artistiche gli avrebbero fatto meritare, ma come gustoso e intelligente attore di carattere, prende parte nel 1947 a una delle più gradevoli riviste del dopoguerra C’era una volta il mondo di Michele Galdieri. Poi è accanto a Rascel nelle pregevoli commedie musicali Attanasio cavallo vanesio (1952-53) e Alvaro piuttosto corsaro (1953-54) di Garinei e Giovannini. De Martino si sente anche sollecitato dal richiamo del cinema dove, per quasi tutto il decennio degli anni Cinquanta e la prima metà dei Sessanta, è richiestissimo pur interpretando spesso ruoli di terzo piano, talvolta simili a semplici figurazioni, ma sostenuti sempre con senso dell’ironia e professionalità.


Giulio Marchetti

Data nascita: 9 Giugno 1911 (Gemelli), Barcellona (Spagna)
Data morte: 1 Dicembre 1993 (82 anni), Roma (Italia)
Figlio di Adriano Marchetti, direttore artistico di numerose operette e riviste, nipote dell’omonimo Giulio capocomico di operette, dopo aver compiuto gli studi liceali a Bologna sente intensamente la vocazione per il teatro leggero diventando ben presto un attore di varietà e cantante sullo stile dei minstrel americani, assai stimato e apprezzato. Il periodo di maggiore popolarità per Marchetti si situa nei primi anni Quaranta per continuare in crescendo nel dopoguerra con la partecipazione a riviste quali Noi (quasi vivi) (1942), Scampoli (1943), Com’era verde la nostra valle (1946), Snob (1950) di Galdieri, Agitatissimo (1953) di Bracchi, Spiller, Mario Landi, E tu biondina (1956) di Amendola e Maccari – autori anche del successivo spettacolo Non sparate alla cicogna (1957) – e molte altre. Caratterista “tuttofare”, recita accanto ai grandi comici dell’epoca pur non essendo ufficialmente una spalla. Recita accanto a Tino Scotti, Macario, Totò, Nino Taranto e Dapporto, meritandosi applausi ed elogi. La sua presenza nel cinema è molto marginale, in ruoli di contorno e spesso di terzo o quarto piano, in filmetti di mediocre fattura e di pura essenza commerciale. Anche in televisione la sua presenza è poco significativa, limitata a commedie realizzate per il piccolo schermo, a programmi per La TV dei ragazzi fra cui Giovanna, la nonna del Corsaro Nero (1961) per la regia di Alda Grimaldi, che dirige Marchetti insieme alla coppia Pietro De Vico-Anna Campori anche nei sequel Le nuove avventure di Giovanna, la nonna del Corsaro Nero (1962) e Giovanna alla riscossa (1966), e infine nell’episodio Un caso di cronaca (1969) della serie Vivere insieme diretto da Giuseppe Fina. È stato per anni presentatore della trasmissione Giochi senza frontiere. Sposato con la ballerina Trudy Kessner, dopo aver abbandonato verso gli inizi degli anni Settanta ogni attività artistica, diventa proprietario di una stazione di servizio. È apparso anche in un film western con lo pseudonimo James Hill.


Franco Giacobini

Data nascita: 15 Marzo 1926 (Pesci), Roma (Italia)

Caratterista di buona tempra, non è utilizzato come meriterebbe né dal cinema né dal teatro, che comunque gli offre alcune occasioni certo migliori di quanto ha fatto il grande schermo. Produttori e registi lo adoperano sempre come attore di supporto, talvolta in minuscole parti, sfruttando le sue potenziali doti brillanti in personaggi di poco spessore: amici invadenti, militari isterici, commendatori idioti, medici inesperti, poliziotti ottusi e via dicendo. Dal suo debutto nei primi anni Cinquanta, dopo aver frequentato la facoltà di giurisprudenza – abbandonata per seguire i corsi dell’Accademia d’Arte Drammatica negli anni 1946-1948, in cui consegue il diploma d’attore in un memorabile saggio con la rappresentazione di Giovanna di Lorena di Anderson diretta da Luciano Lucignani – dimostra subito eccellenti doti di disinvoltura non disgiunti da una certa carica di simpatia. Debutta subito nel teatro di prosa con il Piccolo Teatro della Città di Roma diretto da Orazio Costa, interpretando un ruolo di rilievo nella messa in scena del capovaloro pirandelliano Sei personaggi in cerca d’autore (1949). Prende parte a moltissimi spettacoli teatrali di prosa e di rivista, nel 1959 recita accanto a Vivi Gioi in Girotondo messo in scena da Lucignani, e nel 1960 è uno dei numerosi interpreti della Compagnia Popolare di Vittorio Gassman apparendo nell’ Adelchi del Manzoni. Poi, sempre con Gassman, sostiene due ottimi ruoli ne Il trasloco su testi di vari autori e O Cesare o nessuno (1974), elaborazione drammatica ispirata al celebre attore Edmund Kean, scritta e diretta dallo stesso Gassman. Potrebbe diventare un’eccellente spalla di qualche attore comico in voga, come lo sono Mario Castellani, Carlo Rizzo e Raimondo Vianello rispettivamente per Totò, Macario e Tognazzi. Invece, mal utilizzato, rimane una maschera non pienamente sfruttata. Nel 1966 è uno dei comprimari accanto a Carlo Dapporto nella commedia musicale L’onorevole (1965) di Scarnicci e Tarabusi. Attivo anche in televisione, appare in commedie come Il cadetto Winslow (1954) da Rattigan per la regia di Franco Enriquez e Un uomo sull’acqua (1955) di Enrico Bassano diretto da Mario Ferrero, e nello sceneggiato Resurrezione (1965) diretto da Franco Enriquez.


Pietro De Vico

Altri nomi: Peter De Vico
Data nascita: 1 Febbraio 1911 (Acquario), Napoli (Italia)
Data morte: 10 Dicembre 1999 (88 anni), Napoli (Italia)
Figlio d'arte, debutta, ancora bambino, nella compagnia di Vincenzino Scarpetta interpretando Peppiniello in Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta. Appena ventenne, siamo negli anni '30, iniziò a lavorare nella compagnia del padre con i fratelli Antonio e Mario, dando vita a una delle riviste più affiatate e richieste dell'avanspettacolo. Attore con una grandissima verve comica, si fece conoscere nella parte di balbuziente e mimo, muovendosi sulla traccia di Ciccio De Rege (con il quale lavorò alla fine degli anni '30). Proprio a lui si deve la riscoperta della macchietta del “Balbuziente” delineata da Trilussa. La popolarità maggiore gli derivò da una notissima serie televisiva per ragazzi, La nonna del corsaro nero, con Anna Campori e Giulio Marchetti; una trasmissione epocale andata in onda a cavallo tra gli anni '50 e '60. È approdato alla prosa solo in età avanzata, grazie al sodalizio con il regista Antonio Calenda con il quale ha lavorato nel fortunato Cinecittà (1985) e in un originale Aspettando Godot(1990) di Beckett. De Vico ha lavorato moltissimo nel cinema come caratterista o spalla comica (per esempio di Totò nell'affermata parte di balbuziente, il suo maggiore leitmotiv artistico, come abbiamo visto). Alcuni titoli: Totò cerca casa (1949), Totò diabolicus (1962), Il giudizio universale (1961), Che fine ha fatto Totò Baby? (1964), Sgarro alla camorra (1973), La messa è finita (1985), Ladri di futuro (1991).


Mimmo Poli

Nome: Domenico Poli
Data nascita: 11 Aprile 1920 (Ariete), Roma (Italia)
Data morte: 4 Aprile 1986 (66 anni), Roma (Italia)
Una filmografia sterminata (più di 120 film), una faccia che potrebbe con impassibile orgoglio posare sul busto di un senatore romano, amata tanto da Totò quanto da Federico Fellini. Compare ovunque, dove serve un barista, uno scaricatore, un detenuto, dai film del Monnezza a quelli di Bernardo Bertolucci. Una presenza costante, tanto familiare quanto fugace, sul grande schermo deI cinema italiano tra gli anni Cinquanta e la fine degli Ottanta. Tra i film: Il cappotto (1952) di Alberto Lattuada; Totò a colori (1952) di Steno; Stazione Termini (1953) di Vittorio De Sica; Il tesoro dell'Africa (Beat the Devil, 1953) di John Huston; Le notti di Cabiria (1956) di Federico Fellini; Poveri ma belli (1956) di Dino Risi; Arrangiatevi! (1959) di Mauro Bolognini: Totò, Peppino e la dolce vita (1961) di Sergio Corbucci; Vanina Vanini (1961) di Roberto Rossellini; Il monaco di Monza (1963) di Corbucci.


Paolo Ferrara

Data nascita: 17 Ottobre 1892 (Bilancia), Stilo (Italia)
Anno morte: 1965, Roma (Italia)
Dopo la licenza liceale s’interessa di teatro e, con varie compagnie, recita dai primi anni Dieci fino al periodo bellico. Nel cinema esordisce in età ormai matura (1936) con un piccolo ruolo in Pensaci, Giacomino! di G. Righelli. Fino al 1965, anno della sua morte, appare in una cinquantina di film, sempre come caratterista


Gianni Baghino

Data nascita: 25 Giugno 1919 (Cancro), Carloforte (Italia)
Data morte: 23 Aprile 1995 (75 anni), Carloforte (Italia)
Bruno, di media statura, fisico possente, sguardo torvo e accigliato, inizia la carriera cinematografica nel dopoguerra come generico e figurante senza riuscire mai veramente ad ottenere ruoli corposi che lo facciano uscire dall’anonimato, nonostante una certa disinvoltura accompagnata da una discreta fotogenia, che gli permettono comunque di essere molto richiesto da produttori e registi anche importanti. Baghino diventa in breve tempo uno dei figuranti più quotati, l’ideale per impersonare ruoli più svariati in film di genere, dal poliziotto al brigantello, dal “pappone” alla guardia notturna, dal militare al delinquentello di borgata, dal contrabbandiere al contadino. Tutta una serie di figurine tratteggiate con serietà ma purtroppo non così incisive da farlo giungere al rango di buon caratterista. Ignoto ai più, spesso senza il proprio nome nei titoli di testa e di coda, è un attore che si adatta a fare di tutto pur di restare nell’ambito del settore, persino la controfigura al grande Paul Muni nel film italo-britannico Imbarco a mezzanotte (Stranger on the Prowl) diretto nel 1952 da Joseph Losey ma distribuito in Italia come diretto da Andrea Forzano. La filmografia del Baghino è comunque ricca di titoli di film che spaziano dall’avventuroso al poliziesco all’italiana, dalla commedia brillante al drammatico d’autore, dal peplum al melodramma romantico. Nel 1979 ha fatto parte del cast del lungo sceneggiato televisivo Cinema!!! diretto da Pupi Avati.


Consalvo Dell’arti

Data nascita: 21 Gennaio 1914 (Acquario), Brindisi (Italia)
Attore di carattere fra i meno conosciuti dal pubblico, presente dagli inizi degli anni Sessanta in una enorme quantità di pellicole e fra i più richiesti per impersonare spesse volte ruoli di minimo spessore: uomini eleganti, professionisti, genitori, diplomatici, militari, condottieri e anche maggiordomi e molti altri; ruoli ingrati, insoddisfacenti e sovente senza che il suo nome venga segnalato nei titoli di testa o di coda. Ma Dell’Arti ha dalla sua un atout eccezionale di serietà professionale, senso della misura, eleganza di portamento e disponibilità oltre che aderenza alla parte che gli viene assegnata. Un buon caratterista, come tanti altri sottovalutati, male utilizzati, con l’impossibilità di mostrare le doti artistiche, nel panorama di un cinema italiano che predilige solo star e starlet. Ma è comunque una presenza, che c’è sempre e che nel tempo può fornire, trovando il regista adatto e un ruolo altrettanto adatto, le più ampie soddisfazioni a un attore bravo e per ora misconosciuto

*I testi delle biografie degli attori sono tratte da www.mymovies.it


[Totò ]


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