I due marescialli

[Totò e Olimpia Cavalli] [Totò,Vittorio De Sica e Olimpia Cavalli]

[Totò] [Totò e Vittorio De Sica] [Totò e Franco Giacobini]

[Totò] [Totò]

[Totò,Gianni Agus e Roland von Bartrop] [Totò e Vittorio De Sica]

[Totò e Vittorio De Sica]

Videoclip titoli di testa

Regia : Sergio Corbucci
Soggetto : Guerra,Corbucci,Grimaldi,Fondato,Continenza,
                  da un'idea di Antonio de Curtis

Sceneggiatura : Continenza,Corbucci,Grimaldi
Fotografia : Enzo Barboni
Scenografia : Giorgio Giovannini
Musica : Piero Piccioni
Montaggio : Roberto Cinquini
Aiuto regia : Guido Zurli,Mario Castellani
Direttore produzione : Danilo Marciani
Produzione : Gianni Buffardi per Cineriz,Roma
Durata: 98 minuti

Interpreti e personaggi:
Totò ( Antonio Capurro )
Vittorio De Sica( il maresciallo Vittorio Cotone )
Gianni Agus( il podestà Pennica )
Arturo Bragaglia( don Nicola )
Franco Giacobini( Basilio Meneghetti,il ladro di galline )
Elvy Lissiak( Vanda )
Roland von Bartrop( Kesserl,il comandante dei tedeschi )
Olimpia Cavalli( Immacolata,fidanzata di Cotone )
Mario Laurentino( il medico )
Riccardo Olivieri( Carlo )
Inger Milton( Lia )
Bruno Coreli( l'avvocato Benegatti )
Mimmo Poli( il portalettere )
Mario De Simone( il derubato alla stazione )
Mario Castellani( il ladro reo confesso )
Edgardo Siroli( un miliziano )

              

  

  

Soggetto

Un treno è in sosta nella piccola stazione di Scalitto. Un treno con tutto il suo variopinto carico di umanità, gente di campagna, soldati, un maresciallo dei carabinieri ed un prete, uno strano prete (Totò) che sembra prediligere le valigie altrui. E' un ladro che, abusando dell'abito talare, compie i suoi furti; è scoperto ed il marescíallo (Vittorio De Sica), benchè fuori servizio, fa il suo dovere: l'arresta. In quell'istante un violento bombardamento viene effettuato sul treno e sulla piccola stazione: nel crollo della stazioncina il maresciallo e finto prete vengono travolti dalle macerie. Il primo a riaversi è il ladro che riesce velocemente in quel trambusto a scambiare la sua tonaca con l'uniforme del maresciallo ancora svenuto. E' in fondo un piccolo fatto di cronaca nera che, inserendosi in quel grandioso avvenimento che è la guerra, porterà i due protagonisti su dí una strada irta di guai. E' l'8 settembre, con l'armistizio di Badoglio, gli alleati tedeschi si irrigidiscono nei riguardi degli italiani e ricercano, arrestandoli, tutti i militari. Lo pseudo maresciallo-prete viene preso e lo pseudo prete ma autentico maresciallo trova rifugio nella canonica del paese dove con alcuni membri del locale comitato di liberazione organizza la resistenza partígiana.
Sembrerebbe finita per il falso maresciallo in mano ai tedeschi ma quest'ultimi che hanno bisogno di uomini e di lavoratori non trovano resistenza nel finto maresciallo che aderisce immediatamenle alla loro causa e si trova, lui un ladro, a comandare la stazione dei carabinieri, non più reali, di Scalitto. Naturalmente il falso maresciallo si è impossessato anche dei documenti di quello vero e ne porta íl suo nome. Organizzato il gruppo partigiani al riparo della canonica, l'autentico maresciallo Antonio Cotone viene a sapere che íl comando locale dei carabinieri è tenuto da un suo pari grado e, guarda caso, anche suo omonimo. Lo va a trovare per fare la sua conoscenza ed indurlo, in nome della dignità dell'arma che non ha mai tradito, di aiutare i partigiani. L'incontro è esplosívo: i due si riconoscono e per poco non scoppia uno scandalo; ma con il terrore che hanno instaurato in paese i tedeschi, aiutati dal podestà e da elementi fascisti, a nessuno dei due conviene svelarsi. Ognuno manterrà in silenzio. La propria falsa identità ed il ladro-maresciallo rifornirà di viveri i partigiani che imbaldanziti dall'appoggio cominciano a dar seri guai ai tedeschi. Salta un ponte ferroviario, gli scontri a fuoco cominciano a farsi frequenti ed il comandante tedesco, istigato dal Podestà, comincia a sospettare del maresciallo Cotone. L'arrivo della fidanzata del vero maresciallo Cotone ed il matrimonio che contrae con il finto maresciallo Cotone fanno precipitare la situazione. Al comando tedesco ormai sanno che il comandante della stazione dei carabinieri rifornisce i partigiani, con l'aiuto del locale comitato di liberazione, che nasconde autentici marescialli dei carabínieri fedeli al Re e fanciulle ebree ed autorizza aperture di case di tolleranza. Basta molto meno per finire dinanzi ad un plotone di esecuzione ed il nostro falso maresciallo non ha più scampo. Quello vero invece, sempre vestito da prete, fa l'impossibile per salvarlo e visitandolo nella prigione finge di portargli i conforti religiosi per tentare di farlo evadere, si accorge però che qualcosa nel ladro Antonio Capurro è cambiato: sente in lui una dignità ed una forte coscienza; sarà forse l'aver finto per molto tempo di essere un uomo della legge che l'ha riportato sulla strada dell'onestà? Ma purtroppo non può far niente per lui e lo vede caricato su di un camion dei tedeschi che evacuano il paese sotto l'incalzare delle truppe alleate sbarcate a Salerno.
Vent'anni dopo "Le mille bolle blu" da un iuke-box nel bar di una stazione ferroviaria rintronano la testa dei viaggiatori, fanno arrabbiare un'attempato signore che con moglie, figli e valigie sta aspettando un treno: ed è proprio il figlio maggiore che lo irrita attaccato estaticamente davanti al iuke-box senza curarsi dei richiami paterni. Sta arrivando il treno e quella famiglia parte per la villeggiatura. Ad un tratto quell'attempato signore volge lo sguardo sulle sue valigie e con terrore vede che manca la più grande; a pochi passi si sta allontanando velocemente un frate domenicano che tra le mani non ha un rosario ma bensì la valigia del signor Antonio Cotone, ex maresciallo dei carabinieri in pensione,che si lancia all'inseguimento del ladro. Ma gli anni sono gli anni, il fiato non è più quello di una volta. Sarà forse suggestione ma gli resta sempre il dubbio di aver veduto nel volto di quel ladro la stessa maschera di Antonio Capurro, un vecchio ladro di sua conoscenza. Ma non può essere, quello la era un eroe... è assurdo... ma quella faccia... Mah!!!

Critica e curiosità

In un primo momento la sceneggiatura prevedeva che il film narrasse della rivalità tra un maresciallo di pubblica sicurezza e un maresciallo dei carabinieri impegnati nella medesima indagine , ma la solita censura costringe gli autori a modificare completamente la trama . Durante la prima settimana di lavorazione Corbucci è impegnato su due fronti : la mattina è sul set per concludere le riprese del suo "Romolo e Remo " e il pomeriggio gira " I due marescialli " , lo stesso capita a Vittorio De Sica che di mattina è impegnato con le riprese per un episodio del " Boccaccio '70 " e il pomeriggio è con Totò . Per le riprese viene usata un tipo particolare di pellicola che non necessita di molta luce onde evitare fastidi alla vista già precaria di Totò . Buoni gli incassi del film anche se non eccezionali .
Scriveva Arturo Lanocita : " [..] De Sica e Totò , pur nello schema dei personaggi prefabbricati , hanno il merito di determinare , spesso improvvisando , il clima di bonaria allegria che caratterizza i due terzi del film [..] " .
E Valentino De Carlo : " [..] Poteva essere un film serio o una commedia grottesca . Disponendo di Totò e de Sica ma non di idee gli sceneggiatori han preferito mettere assieme una farsa che è quanto di più sgangherato e inconcludente si possa immaginare [..] " .
Franco Maria Pranzo invece : " [..] Una farsa amena che per la mimica di Totò , in special modo , diverte il pubblico e lo fa ridere [..] . Recitato benisimo dai due compari Totò e De Sica [..] I due marescialli rappresenta il miglior film girato da Sergio Corbucci dal 1951 " .


Vittorio De Sica

Data nascita: 7 Luglio 1901 (Cancro), Sora (Italia)
Data morte: 13 Novembre 1974 (73 anni), Parigi (Francia)
La vicenda cinematografica di De Sica si intreccia strettamente con quella dello scrittore e sceneggiatore Cesare Zavattini, con il quale il regista ha firmato dei grandi capolavori. De Sica iniziò la sua carriera cinematografica come attore, divenendo uno dei volti principali della stagione dei La vicenda cinematografica di De Sica si intreccia strettamente con quella dello scrittore e “telefoni bianchi” e della commedia sentimentale. La coppia De Sica-Zavattini si incontra nel 1943 per realizzare I bambini ci guardano, che narra il dramma di un bambino all'interno di una famiglia piccolo-borghese divisa, e che in parte già anticipa alcune tematiche del N. Appena tre anni più tardi, infatti, Sciuscià (1946) ritorna nell'universo infantile ma stavolta il dramma psicologico ha trovato un contesto sociale, l'indagine interiore ha assunto i toni della denuncia civile, la piccola borghesia degli anni fascisti mostra i tratti della disperazione dell'immediato dopoguerra. Attraverso gli occhi di due piccoli lustrascarpe che la miseria e la guerra hanno costretto ad affrontare il problema della sopravvivenza, De Sica entra all'interno di un istituto di pena minorile, per mostrare con realismo e distacco le condizioni disumane in cui vengono tenuti i piccoli inquisiti, e mettere a nudo le dubbie funzioni rieducative di tutta l'istituzione carceraria. Dietro l'epilogo tragico però, inserisce un elemento di speranza. Ladri di biciclette (1948), il maggiore dei film di questa stagione, scendeva talmente a fondo nella denuncia della situazione sociale da sollevare non poche polemiche, soprattutto in ambienti governativi, sull'opportunità di mostrare all'estero l'immagine dei problemi e delle difficoltà italiane. Forse per evitare tali polemiche Miracolo a Milano (1951) adotta uno stile favolistico, pur non rinunciando alla denuncia della povertà e dell'ingiustizia sociale nella città più avanzata d'Italia. Ma il piglio neorealistico di De Sica e Zavattini tornerà di nuovo e con maggior rigore in Umberto D. (1952). Questo film, infatti, presenta una narrazione elementare, costruita attraverso l'osservazione delle persone nei momenti di vita quotidiana che meglio esprimono la miseria. E attraverso questo procedimento, la coppia riesce a concretizzare la teoria del “pedinamento zavattiniano”, che attraverso l'osservazione di persone comuni mirava alla scoperta di una realtà che fosse degna di essere rappresentata, in quanto sintomatica di problematiche generali. Ecco allora un pensionato, con le difficoltà che incontra ogni giorno per cercare di vivere con poche migliaia di lire al mese, e con le umiliazioni che la sua situazione comporta. L'emarginazione e la solitudine in cui egli viene lentamente sospinto sono un dato che colpisce un'intera categoria sociale. Il film raggiunge una essenzialità che in futuro - anche a causa del suo insuccesso economico - De Sica e Zavattini non sapranno più raggiungere. La loro storia successiva è, per lo più, storia di compromessi: prima con le esigenze di spettacolarità che richiedeva la produzione americana (Stazione Termini, 1953), poi con la riproposizione stanca di contenuti neorealisti in forme incapaci di contenerli (Il tetto, 1956, Il giudizio universale, 1961), infine con il richiamo del successo commerciale (I sequestrati di Altona, 1962, Il boom, 1963, Ieri, oggi, domani, 1963, Matrimonio all'italiana, 1964, Un mondo nuovo, 1965, Caccia alla volpe, 1966, I girasoli, 1970). Le uniche eccezioni, tra loro lontane, sono costituite da due trasposizioni sullo schermo di testi letterari: L'oro di Napoli (1954), dove l'ironia di Giuseppe Marotta serve per disegnare tanti piccoli e vivaci bozzetti che esprimono compiutamente la cultura e la saggezza della città parteneopea, e Il giardino dei Finzi Contini (1970) che è una diligente e sentita, anche se a tratti manierata, rilettura del romanzo di Giorgio Bassani.


Gianni Agus

Data nascita: 17 Agosto 1917 (Leone), Cagliari (Italia)
Data morte: 4 Marzo 1994 (76 anni), Roma (Italia)
Dopo gli inizi nel teatro di prosa con Elsa Merlini e, per cinque anni, con Ruggero Ruggeri, passò al teatro di rivista con Michele Galdieri e lavorò con Totò, Anna Magnani e Wanda Osiris. Con la “Wandissima” prese parte a numerose riviste, fra cui Si stava meglio domani (1946-47), Domani è sempre domenica (1947-48), Grand Hotel (1948-49), Sogni di una notte di questa estate (1949-50), Gran Baldoria (1952-53). Nella stagione 1954-55 partecipò alla commedia musicale di Garinei e Giovannini Giove in doppiopetto, accanto a Carlo Dapporto e Delia Scala. In seguito passò in televisione, dove prese parte a numerose trasmissioni di successo, dove affiancò quasi sempre personaggi di spicco. Lo si ricordi accanto a Peppino De Filippo, che vestiva i panni di “Pappagone”, nella trasmissione musicale Scala reale (1966), o nel varietà Giandomenico Fracchia (1975), nei panni del tremendo capoufficio di Fracchia (Paolo Villaggio). Nel 1958, l'anno della vittoria di Domenico Modugno, presentò il Festival di Sanremo, affiancato dall'annunciatrice televisiva Fulvia Colombo. Fu anche apprezzato attore cinematografico in numerose commedie leggere, spesso accanto a Totò ( Figaro qua, Figaro là, 1950; Adamo ed Eva, 1950; Ci troviamo in galleria, 1953; I due marescialli, 1961; Totò e Cleopatra, 1963; Le motorizzate, 1963). Nel 1961 si distinse nel film di Luciano Salce, Il federale, interpretato da Ugo Tognazzi. Concluse la sua carriera da dove era partito, nella prosa: da ricordare il ruolo di Tiger Brown in L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht al Piccolo Teatro, diretta da Giorgio Strehler, nella riedizione, del 1973 e quello di Lamberto Laudesi in Così è (se vi pare)di Luigi Pirandello diretto da Giancarlo Sepe nel 1983. Aveva conosciuto e sposato nel 1952, la soubrette austriaca Lilo Weibel, avendone un figlio, Davide, nel 1959. Vero “signore” del palcoscenico, Gianni Agus è stato sicuramente la “spalla ideale” di tutti i comici, e nella sua lunga carriera si è dimostrato un artista eclettico e versatile, capace di passare dal teatro serio di Ruggero Ruggeri al varietà, dal cinema alla televisione.


Arturo Bragaglia

Data nascita: 7 Gennaio 1893 (Capricorno), Frosinone (Italia)
Data morte: 21 Gennaio 1962 (69 anni), Roma (Italia)
Dalla attività fotografica, svolta col fratello Anton Giulio, passò al cinema come caratterista, favorito dalla figura mingherlina e da un istintivo talento. Il tipo brontolone e bisbetico che egli riuscì a tratteggiare spiritosamente in numerosi film, specie di carattere comico, fu una delle macchiette più riuscite del cinema italiano del tempo di guerra. Fra i suoi film, si ricordano Imputato, alzatevi (1939), Maddalena zero in condotta (1940), I mariti (1941), Teresa Venerdì (1941), Avanti c'è posto (1942), Quattro passi fra le nuvole (1942), e, nel dopoguerra47 morto che parla (1950), Miracolo a Milano (1951), Bellissima (1951) Altri tempi (1952), Il ritorno di don Camillo (1953) e I due marescialli (1961).


Franco Giacobini

Data nascita: 15 Marzo 1926 (Pesci), Roma (Italia)
Caratterista di buona tempra, non è utilizzato come meriterebbe né dal cinema né dal teatro, che comunque gli offre alcune occasioni certo migliori di quanto ha fatto il grande schermo. Produttori e registi lo adoperano sempre come attore di supporto, talvolta in minuscole parti, sfruttando le sue potenziali doti brillanti in personaggi di poco spessore: amici invadenti, militari isterici, commendatori idioti, medici inesperti, poliziotti ottusi e via dicendo. Dal suo debutto nei primi anni Cinquanta, dopo aver frequentato la facoltà di giurisprudenza – abbandonata per seguire i corsi dell’Accademia d’Arte Drammatica negli anni 1946-1948, in cui consegue il diploma d’attore in un memorabile saggio con la rappresentazione di Giovanna di Lorena di Anderson diretta da Luciano Lucignani – dimostra subito eccellenti doti di disinvoltura non disgiunti da una certa carica di simpatia. Debutta subito nel teatro di prosa con il Piccolo Teatro della Città di Roma diretto da Orazio Costa, interpretando un ruolo di rilievo nella messa in scena del capovaloro pirandelliano Sei personaggi in cerca d’autore (1949). Prende parte a moltissimi spettacoli teatrali di prosa e di rivista, nel 1959 recita accanto a Vivi Gioi in Girotondo messo in scena da Lucignani, e nel 1960 è uno dei numerosi interpreti della Compagnia Popolare di Vittorio Gassman apparendo nell’ Adelchi del Manzoni. Poi, sempre con Gassman, sostiene due ottimi ruoli ne Il trasloco su testi di vari autori e O Cesare o nessuno (1974), elaborazione drammatica ispirata al celebre attore Edmund Kean, scritta e diretta dallo stesso Gassman. Potrebbe diventare un’eccellente spalla di qualche attore comico in voga, come lo sono Mario Castellani, Carlo Rizzo e Raimondo Vianello rispettivamente per Totò, Macario e Tognazzi. Invece, mal utilizzato, rimane una maschera non pienamente sfruttata. Nel 1966 è uno dei comprimari accanto a Carlo Dapporto nella commedia musicale L’onorevole (1965) di Scarnicci e Tarabusi. Attivo anche in televisione, appare in commedie come Il cadetto Winslow (1954) da Rattigan per la regia di Franco Enriquez e Un uomo sull’acqua (1955) di Enrico Bassano diretto da Mario Ferrero, e nello sceneggiato Resurrezione (1965) diretto da Franco Enriquez.


Elvy Lissiak

Data nascita: 19 Luglio 1919 (Cancro), Trieste (Italia)
Data morte: 25 Febbraio 1996 (76 anni), Garbagnate Milanese (Italia)
Classe 1919, Elvi Lissiak nasce a Trieste (Italia) sotto il segno del Cancro. La sua principale attività nel mondo del cinema è stata quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Una domenica d'agosto (1950) di Luciano Emmer. Nel 1950 ha inoltre lavorato con Carlo Ludovico Bragaglia per la realizzazione del film Totò cerca moglie. Elvi Lissiak ci lascia all'eta di 77 anni spegnendosi in una triste giornata del 25 Febbraio 1996 a Garbagnate Milanese (Italia).


Olimpia Cavalli

Data nascita: 30 Agosto 1930 (Vergine), Cadeo (Italia)
Attrice di ottimo temperamento drammatico, sanguigna e aggressiva, pur avendo lavorato sotto la direzione di uomini di talento come Bolognini, Visconti, Rossellini, Risi, non è mai riuscita a imporsi come il suo talento avrebbe meritato. Grande speranza del cinema italiano dei primi anni Sessanta, utilizzata spesso in ruoli ingrati, brevi anche se di buon rilievo, purtroppo è rimasta una delle tante presenze un po’ sottovalutate, che non riescono ad emergere. Dopo essersi allontanata dal grande schermo per più di trent’anni, è tornata al cinema in un film di Pasquale Fanetti, rimasto chissà perché sconosciuto. Il film, L’ultimo volo (1999), non è mai stato distribuito pur essendo stato realizzato. Ancora un mistero che penalizza un’attrice da riscoprire.


Mario Laurentino

La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film I mostri (1963) di Dino Risi dove ha interpretato la parte di Nino (episodio "Il povero soldato"). Nel 1969 ha inoltre lavorato con Italia Alfaro per la realizzazione del film I ragazzi di padre Tobia.


Riccardo Olivieri

La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film I due marescialli (1961) di Sergio Corbucci dove ha interpretato la parte di Carlo. Nel 1962 ha inoltre lavorato con Carlo Ludovico Bragaglia per la realizzazione del film Pastasciutta nel deserto dove ha interpretato la parte del calabresino.


Bruno Corelli

Data nascita: 20 Agosto 1918 (Leone), Bologna (Italia)
Data morte: 17 Febbraio 1983 (64 anni), Tunisi (Tunisia)
Appassionato di teatro, dopo aver recitato in una filodrammatica della sua città si trasferisce a Roma con l’intenzione di frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografica e in qualità di allievo partecipa nel 1938 insieme ad altri del suo corso al film Giuseppe Verdi. Abbandona presto la scuola per prendere parte a spettacoli di prosa e rivista facendosi apprezzare per il suo umorismo e le sue qualità di mimo-ballerino. Inizia una vera attività cinematografica all’indomani del secondo dopoguerra prendendo parte a numerose pellicole per lo più di genere comico-brillante in qualità di attore secondario ameno e divertente o di caratterista dalle battute gustose e salaci, purtroppo senza mai diventare una punta di forza del film, pur lavorando intensamente per quasi tutto il decennio degli anni Cinquanta.


Mimmo Poli

Nome: Domenico Poli
Data nascita: 11 Aprile 1920 (Ariete), Roma (Italia)
Data morte: 4 Aprile 1986 (66 anni), Roma (Italia)
Una filmografia sterminata (più di 120 film), una faccia che potrebbe con impassibile orgoglio posare sul busto di un senatore romano, amata tanto da Totò quanto da Federico Fellini. Compare ovunque, dove serve un barista, uno scaricatore, un detenuto, dai film del Monnezza a quelli di Bernardo Bertolucci. Una presenza costante, tanto familiare quanto fugace, sul grande schermo deI cinema italiano tra gli anni Cinquanta e la fine degli Ottanta. Tra i film: Il cappotto (1952) di Alberto Lattuada; Totò a colori (1952) di Steno; Stazione Termini (1953) di Vittorio De Sica; Il tesoro dell'Africa (Beat the Devil, 1953) di John Huston; Le notti di Cabiria (1956) di Federico Fellini; Poveri ma belli (1956) di Dino Risi; Arrangiatevi! (1959) di Mauro Bolognini: Totò, Peppino e la dolce vita (1961) di Sergio Corbucci; Vanina Vanini (1961) di Roberto Rossellini; Il monaco di Monza (1963) di Corbucci.


Mario De Simone

Data nascita: 17 Marzo 1930 (Pesci), Caserta (Italia)
Data morte: 8 Novembre 1999 (69 anni), Roma (Italia)
Fin da giovane dimostra notevoli doti sarcastiche per impersonare gustose figurine di contorno in filmetti commerciali e in commedie brillanti, spessissimo in quelle senza pretese realizzate da Marino Girolami. La sua mimica particolare e la simpatica aria disincantata gli permette di essere richiesto da produttori e registi, tra cui Bolognini, Mastrocinque, Monicelli, Sergio Corbucci, che gli affidano i ruoli più disparati: dal meccanico al marmittone, al contadino, al bagnino, sempre amico fidato dei protagonisti, però, comunque, relegato in secondo o terzo piano, ruoli che non gli permettono di uscire dai ranghi per sostenere parti più impegnative e di un certo spessore. Talvolta il De Simone è impegnato in personaggi talmente secondari da non accorgersi neppure della sua presenza, pur dotato di una certa disinvoltura e di caratteristiche da buon attore da non sottovalutare. E purtroppo rimane, cosa non insolita nel cinema italiano, uno dei tanti caratteristi, nel suo caso un “giovane caratterista”, male utilizzato e con poche possibilità di poter accedere a ruoli più gratificanti.


Mario Castellani

Data nascita: 1906, Roma (Italia)
Data morte: 26 Aprile 1978, Roma (Italia)
Dopo avere esordito nel teatro di rivista, si affermò ben presto come abile caratterista, soprattutto al fianco di Totò. Dal 1948 in poi interpretò nel cinema una nutrita serie di film comici e leggeri, spesso con lo stesso Totò e altri attori comici. Abilissimo nel delineare macchiette di personaggi popolareschi e di genuina espressività, seppe conferire alla sua comicità una finezza ed un gusto sempre controllati e fini, senza mai scadere nella banalità.

*I testi delle biografie degli attori sono tratte da www.mymovies.it



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